Ancora su ambiente ed energia. Chi ci scrive è un dottore in Relazioni Internazionali ed Economia e Politica dell’Integrazione Europea.
Come sempre, buona lettura.
Ho letto con interesse lo scambio di vedute tra l’ingegnere lucano e la sezione di Melfi della Sinistra Arcobaleno. Uno scambio di opinioni è sempre ritenuto proficuo se porta a delle convergenze e non a sterili scambi di vedute. Chi vi scrive è un lucano dottore in Relazioni Internazionali ed Economia e Politica dell’Integrazione Europea. Durante gli anni trascorsi all’Università ho avuto modo, di esaminare le politiche pubbliche di vari Paesi. La politica ambientale rientra tra queste. E’ stato per me interessante notare come un problema specifico dell’Italia è sempre il guardare altrove per trovare esempi di funzionalità ed efficienza e tentare di “copiare” tali policies, tra l’altro ottenendo scarse performance nell’implementazione delle stesse.
Prima però di procedere alla descrizione del mio punto di vista in merito alla questione ambientale, vorrei portare alla vostra attenzione un problema, il quale dimostra come la società italiana sia ancora legata ad un linguaggio politico non consono ad instaurare un clima che favorisca lo scambio di vedute e pareri in modo proficuo. Come è possibile notare dalla prima lettera inviata dall’ingegnere in questione, e la risposta che seguita ad essa, si tende ad instaurare il “dialogo” in base ad un sarcasmo sterile. Un passaggio su tutti che esemplifica la questione è questo:
“La sola idea di un inceneritore crea sgomento in soggetti profondamente ignoranti ed allergici all'inevitabile progresso tecnologico.
Iniziamo bene! Ci illumini lei Ingegnere.
Non mi meraviglio della vostra clamorosa disfatta alle elezioni.
Complimenti a voi per averle vinte.”
Tali esternazioni minano la possibilità che si possa instaurare un vero dialogo su una materia, quella ambientale, la quale dovrebbe assumere una priorità rilevante nel dibattito politico odierno. Vorrei sottolineare però come la politica nazionale sia il riflesso di quello che avviene a livello locale. Non c’è da meravigliarsi se l’arena politica italiana stia affrontando ormai da anni un’impasse non facilmente superabile.
Inutile soffermarsi oltre su tale punto. Ritornando alla questione ambientale, come dicevo prima, l’Italia ha la tendenza a guardare altrove per trovare esempi di efficienza e funzionalità. Mi riferisco soprattutto ai Pesi Scandinavi, i quali assurgono a benchmark per tali politiche. Vorrei far notare però che in questo caso sarebbe un errore tentare di adottare certi standard per l’Italia, poiché si parla di contesti sociali, economici e politici anni del tutto diversi dal nostro. Vorrei sottolineare come la politica ambientale sia innanzi tutto il prodotto di un ben determinato contesto sociale; il che vuol dire che una società che presenta bassi livelli di frattura al suo interno ha più possibilità di eccellere e portare a compimento scelte strategiche in questo campo e non solo. La società italiana, purtroppo, presenta al suo interno divisioni tali da rendere impossibile una attuazione e implementazione simile di politiche ambientali. Reputo anche un errore il guardare sempre all’estero per trovare esempi di efficienza. Forse l’Italia soffre di complessi di inferiorità?
Non guardiamo troppo oltre, rimaniamo nel Sud Italia e prendiamo ad esempio un paese del Salernitano, ovvero Mercato San Saverino, nel quale la raccolta differenziata ha raggiunto una dimensione è pari al 60% dei rifiuti. Un tale dato non è da sottovalutare assolutamente. Sono questi gli esempi a cui si deve mirare, i quali indicano come si possibile innanzi tutto operare per il bene del nostro paese, limitando l’uso di discariche ed inceneritori e, soprattutto, alimentano anche l’economia: non dimentichiamo che anche quello dei rifiuti può essere un business proficuo per enti locali e per chi vi lavora. Unire le due cose – economia ad interessi primari ambientali – non può far altro che incrementare il senso di civiltà di una popolazione, la nostra, che da troppo tempo ha dimenticato i valori ambientali.
Il mio invito pertanto è quello di far sì che i dialoghi tra e fra le parti assumano dei toni che possano elevare il contenuto degli stessi e soprattutto dare la possibilità di individuare le soluzioni più efficaci ai problemi societari – ambientali e non – in modo da far sì che il nostro Paese non guardi più altrove per trovare esempi di funzionalità, ma che sia guardato dagli altri come esempio.
Dott. Giuseppe Luca Moliterni
La ringrazio ancora.
P.S. Spero che le due frasi (in realtà una perchè i complimenti per aver vinto le elezioni sono sinceri e non sarcastici) da lei citate all'inizio della sua lettera non le abbiano fatto scadere tutto il resto. Oltre alla provocazione, che fa parte della "dialettica politica", ci sono state risposte, certo non esaustive, ma (mi auguro) neanche sterili, alla questione. Mi incoraggia, tuttavia, il fatto che sono seguite altre tre e-mail (la sua compresa) sulla discussione e credo che se non ci fosse stata la volontà di instaurare un "dialogo", di certo avrei potuto utilizzare toni ben diversi da quelli che poi ho usato. Ma per citarla e per concordare, ancora una volta con lei, credo che sia "Inutile soffermarsi oltre su tale punto."
Naturalmente, se lei mi autorizzerà, pubblicherò la sua lettera sul blog.
La ringrazio ancora.















